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BREVETTI PER INVENZIONI INDUSTRIALI

“Possono costituire oggetto di brevetto le invenzioni, nuove, che implicano un’attività inventiva e sono atte ad avere un’applicazione industriale” (art.12 Legge Invenzioni – L.I.) La norma in esame introduce i requisiti di validità dell’invenzione, ulteriormente chiariti dalla sentenza della Cassazione n.1454/72: «L'invenzione industriale si concreta nella soluzione di un problema tecnico non ancora risolto, atto ad avere concrete realizzazioni nel campo industriale e tale da apportare un progresso rispetto alla tecnica ed alle cognizioni preesistenti». Concetto di invenzione Il legislatore fornisce solo un elenco esemplificativo, e non tassativo, di quanto non può costituire oggetto di brevetto, dal momento che dei limiti in senso positivo sarebbero solo contrari ai criteri funzionali ed alla ricettività illimitata del nostro sistema brevettuale. Perciò non sono considerate come invenzioni nel nostro ordinamento:

• le scoperte;

• le teorie scientifiche e i metodi matematici;

• i piani, i principi ed i metodi per attività intellettuali, per gioco e per attività commerciali; • i programmi di elaboratori (software);

• le presentazioni di informazioni (ad esempio il contenuto di un libro, mentre la sua «forma» è tutelata dal diritto d'autore). Sono inoltre esplicitamente esclusi dalla brevettabilità:

• i metodi per il trattamento chirurgico o terapeutico del corpo umano o animale; • i metodi di diagnosi applicati al corpo umano o animale;

• le invenzioni la cui pubblicazione o la cui attuazione sarebbero contrarie all'ordine pubblico o al buon costume;

• le razze animali ed i procedimenti essenzialmente biologici per l'ottenimento delle stesse. Le invenzioni sono in genere classificate in tre categorie principali:

• invenzione di prodotto, la quale ha per oggetto un prodotto materiale (ad esempio una nuova macchina o una parte di questa, una nuova molecola, una nuova composizione chimica, ecc.), realizzato con procedimenti tecnologici noti, oppure nuovi;

• invenzione di procedimento o processo, avente ad oggetto il processo per la fabbricazione di un prodotto nuovo o già noto;

• invenzione di nuovo uso, prevista dall'art.14.4 L.I. il quale non esclude “la brevettabilità di una sostanza o di una composizione di sostanze già nota nello stato della tecnica, purché in funzione di una nuova utilizzazione”. In tale ambito si colloca il brevetto di secondo uso farmaceutico, vale a dire l'uso di una sostanza (o composizione di sostanze) già nota quale medicamento, di cui si chiede la tutela brevettuale, per la cura di differenti malattie. Invenzione e scoperta La definizione esatta di invenzione è importante perché permette di differenziare l’invenzione dalla scoperta, la quale, come si è detto, è esclusa dalla brevettabilità. Abbiamo prima visto che l’invenzione viene solitamente definita come la soluzione di un problema tecnico. Una scoperta invece si riferisce alla descrizione o all’interpretazione di un fenomeno o di un oggetto già esistente in natura. Per esempio la legge della caduta dei gravi o la legge del movimento del pendolo furono scoperte da Galileo Galilei, ma non inventate. L’identificazione della struttura elicoidale del DNA è stata una scoperta e non un’invenzione e così della radioattività e delle onde elettromagnetiche: nessuna di queste grandi scoperte avrebbe potuto essere brevettata, mentre hanno potuto essere brevettate le numerosissime soluzione tecniche, le invenzioni, che utilizzano queste scoperte. Quindi, sono brevettabili solo quelle invenzioni che, oltre a presentare i requisiti di novità, attività inventiva e industrialità, non si limitano a dei risultati di natura conoscitiva o ideale, ma forniscono la soluzione ad un concreto problema tecnico. Inventore e titolare del brevetto La legge sulle invenzioni stabilisce che il diritto al brevetto, cioè il diritto di depositare la domanda di brevetto, spetta all’autore dell’invenzione ed ai suoi aventi causa. Le uniche eccezioni previste vanno sotto il nome di “invenzioni dei dipendenti” e sono disciplinate dagli articoli da 23 a 26 della legge invenzioni. La ragione di queste eccezioni risiede nel principio che è il datore di lavoro che sopporta i costi e i rischi della ricerca, perciò ha il diritto di sfruttamento economico dei risultati raggiunti, ed è questa, come vedremo, la ratio che ispira l’intero sistema di attribuzione del diritto al brevetto. Al riguardo, la legge invenzioni presenta tre diverse ipotesi.

a) La prima ipotesi, prevede il caso di un’invenzione industriale ottenuta nell’adempimento di un contratto di lavoro o di impiego in cui l’attività inventiva sia prevista come oggetto del contratto e a tale scopo retribuita. Quindi occorrono due condizioni: che l’invenzione sia ottenuta nell’adempimento di un contratto di lavoro che preveda l’attività inventiva e che tale attività sia retribuita. Quest’ultimo requisito deve essere inteso come specificamente retribuita, vale a dire come un quid aggiuntivo rispetto alla retribuzione normale. In questa prima ipotesi, i diritti derivanti dall’invenzione spettano al datore di lavoro, mentre all’inventore spetta solo il diritto morale di essere riconosciuto come autore dell’invenzione. Un esempio di questo caso può essere quello di un’invenzione conseguita da un dipendente addetto ad un laboratorio con esclusivo compito di ricerca.

b) La seconda ipotesi prevista è quella in cui non ricorre almeno uno dei due requisiti sopra indicati, quindi o l’attività inventiva non è prevista dal contratto di lavoro oppure per questa non è prevista una specifica retribuzione . Un semplice esempio è quello del dipendente che abbia ottenuto un’invenzione nell’ambito di un’attività di ricerca, per la quale non gli veniva riconosciuto un compenso ulteriore e specifico. Oppure, può benissimo capitare che l’attività inventiva non fosse contemplata e nemmeno retribuita e, quindi, che il dipendente abbia fatto qualcosa in più rispetto a quello che ci si aspettava da lui. In questa seconda ipotesi i diritti di sfruttamento del brevetto spettano ancora, come nel caso precedente, al datore di lavoro, ma all’inventore deve essere riconosciuto un’equa ricompensa.

c) Vi è poi la terza e ultima ipotesi, quella di un’invenzione conseguita su iniziativa del dipendente, senza nessun rapporto con le mansioni regolarmente svolte, anche se avvalendosi dei mezzi forniti dal datore di lavoro e dell’esperienza acquisita durante il normale lavoro. In questo caso il diritto al brevetto spetta al dipendente. Tuttavia, quando l’invenzione rientri nel campo di attività del datore di lavoro, a quest’ultimo spetta un diritto di opzione , secondo il quale entro tre mesi può chiedere di acquistare il brevetto, al prezzo di mercato, corrispondendo, quindi, qualcosa in più dell’equo premio che deve essere corrisposto nel caso in cui l’attività di ricerca sia invece prevista dal contratto di lavoro. La leg ge invenzioni contiene una presunzione , secondo la quale si considera conseguita nell’esecuzione del rapporto di lavoro l’invenzione per la quale sia stato chiesto un brevetto entro un anno da quando l’inventore ha lasciato l’azienda o ha cessato il rapporto con la struttura universitaria. Un caso particolare è quello in cui l’inventore sia dipendente di una Ente Pubblico. Infatti quando il rapporto di lavoro intercorre con una università o pubblica amministrazione avente fra i suoi scopi istituzionali finalità di ricerca, il ricercatore è titolare esclusivo dei diritti derivanti dall'invenzione brevettabile di cui è autore. In caso di più autori, dipendenti dalle università, delle pubbliche amministrazioni predette ovvero di altre pubbliche amministrazioni, i diritti derivanti dall’invenzione appartengono a tutti in parti uguali, salvo diversa pattuizione. L’inventore presenta la domanda di brevetto e ne dà comunicazione all’amministrazione. Le università e le pubbliche amministrazioni nell’ambito della loro autonomia, stabiliscono l’importo massimo del canone, relativo a licenze a terzi per l’uso dell’invenzione, spettante alla stessa università o alla pubblica amministrazione, ovvero a privati finanziatori della ricerca, nonché ogni ulteriore aspetto dei rapporti reciproci. In ogni caso, l’inventore ha diritto a non meno del 50% dei proventi o dei canoni di sfruttamento dell’invenzione. Nel caso in cui le università o le amministrazioni pubbliche non provvedano alle determinazioni di cui sopra, alle stesse compete il 30 per cento dei proventi o canoni. Trascorsi cinque anni dalla data di rilascio del brevetto, qualora l’inventore o i suoi aventi causa non ne abbiano iniziato lo sfruttamento industriale, a meno che ciò non derivi da cause indipendenti dalla loro volontà, la pubblica amministrazione di cui l’inventore era dipendente al momento dell’invenzione acquisisce automaticamente un diritto gratuito, non esclusivo, di sfruttare l’invenzione e i diritti patrimoniali ad essa connessi, o di farli sfruttare da terzi, salvo il diritto spettante all’inventore di esserne riconosciuto autore. Novità “Un'invenzione è considerata nuova se non è compresa nello stato della tecnica” (art.14 L.I.). Dove per stato della tecnica deve intendersi tutto ciò che è stato reso accessibile al pubblico nel territorio dello Stato o all’estero prima della data di deposito della domanda di brevetto. Questo indipendentemente da limiti di tempo e luogo. Vale a dire, ad esempio, che se una certa invenzione era stata descritta in Russia nel 1917, questa non è più brevettabile in Italia nel 2000. La divulgazione esclude il brevetto. Ma quando un’invenzione si può considerare divulgata e quindi non più brevettabile? Quando questa sia stata resa accessibile ad un numero indeterminato di persone. Si ha divulgazione anche quando l’invenzione sia descritta in una pubblicazione scientifica, quando sia esposta in fiere o esposizioni ufficiali, quando venga rivelata durante una conferenza pubblica oppure quando sia prodotto e messo in vendita l’oggetto in cui si realizza l’invenzione. In questo modo il frutto di anni di ricerche viene regalato alla comunità scientifica, e alla concorrenza, senza che il legittimo inventore possa in alcun modo trarne beneficio. In assenza di brevetto, e quindi di monopolio, sarà molto difficile ottenere il ritorno degli investimenti effettuati nell’attività di ricerca e sviluppo. Inoltre va considerata reale divulgazione la comunicazione dell’invenzione, volontaria o involontaria, a persone esperte del settore in grado di attuarla in maniera completa. Invece, non si ha divulgazione se l'invenzione viene trasmessa in maniera incompleta o a persone incompetenti, o se gli elementi rivelati non sono sufficienti alla sua attuazione da parte di una persona esperta del ramo. Ancora, non si ha divulgazione qualora i soggetti destinatari delle informazioni, o di quant’altro inerente l’invenzione, siano vincolati al segreto sia per obblighi di fedeltà previsti dal codice civile sia per la sottoscrizione di appositi accordi. In relazione al requisito della novità è sempre indispensabile svolgere una valutazione della novità dell’invenzione con sufficiente anticipo nel corso di un progetto di ricerca. Le consultazioni tramite banche dati internazionali, oggi dotate di un notevole grado di affidabilità e velocità, possono consentire alle imprese di evitare di stanziare ingenti somme per progetti che hanno come obiettivo l’ottenimento di invenzioni non brevettabili o, peggio, già brevettate da altri. Queste ricerche si possono fare presso gli studi specializzati o presso le Camere di Commercio. Attività inventiva “Un'invenzione è considerata come implicante un’attività inventiva, se per una persona esperta del ramo, essa non risulta in modo evidente dello stato della tecnica” (art.16 L.I.). E’ proprio il requisito dell’originalità (o attività inventiva), che permette di individuare tra le invenzioni nuove, quelle meritevoli dell’attribuzione di un diritto esclusivo. Citando un’autorevole dottrina: “Tale requisito ha la funzione di selezionare tra tutto ciò che è nuovo, ciò che si differenzia in maniera qualificata dallo stato della tecnica”. L’originalità segna, dunque, la linea di confine tra ciò che appartiene all’evoluzione normale di ogni settore, e potrebbe essere realizzato da qualunque operatore, e ciò che è frutto di un’idea che supera le normali prospettive di evoluzione del settore stesso, non essendo alla portata dei tanti che in esso operano. Solo in questo secondo caso sorge il diritto alla tutela brevettuale. Quindi, saranno brevettabili solo quelle invenzioni, che si differenziano dallo stato della tecnica (cioè da quel patrimonio collettivo di conoscenze che si sviluppa progressivamente con l’apporto delle piccole innovazioni degli esperti del ramo), in quanto sono frutto di una reale attività creativa, e non di una semplice applicazione di principi noti e diffusi. Infatti, l'invenzione brevettabile deve risolvere problemi insoluti (o risolvere in modo nuovo o migliore problemi già risolti) attraverso uno sforzo inventivo che supera la presumibile capacità dei contemporanei esperti di settore. Industrialità “Un’invenzione è considerata atta ad avere un’applicazione industriale se il suo oggetto può essere fabbricato o utilizzato in qualsiasi genere d’industria, compresa quella agricola” (art.17 L.I.). L’industrialità viene definita come possibilità di produzione industriale e artigianale (in quanto tale requisito individua l’attitudine dell'invenzione a fornire risultati utili ai fini di un'attività produttiva di beni o servizi) e come possibilità di uso industriale (in quanto tale requisito individua l’attitudine dell’invenzione ad essere appunto utilizzata in qualsiasi genere d’industria). Possono essere compresi tra i possibili oggetti di un brevetto un utensile, un dispositivo meccanico, una macchina, uno strumento, un metodo o un processo di lavorazione industriale. E’ importante evidenziare che il requisito della industrialità non fa in nessun modo riferimento al valore economico dell’invenzione, in quanto la validità economica del trovato può variare nel tempo, ad esempio in funzione del prezzo delle materie prime.