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LA PROCEDURA DI BREVETTAZIONE

Secondo la legge invenzioni (L.I.) “Il diritto al brevetto spetta all'inventore e ai suoi aventi causa”. Pertanto, chiunque può presentare una domanda di brevetto: cittadini italiani, stranieri, individui, società, associazioni, o enti morali, e anche più individui o società collettivamente. La L.I. stabilisce un unico divieto: “non possono, né direttamente, né per interposta persona, chiedere brevetti per invenzioni industriali, o divenire cessionari, gli impiegati addetti all'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM), se non dopo due anni da quando abbiano cessato di appartenere a tale Ufficio”. Riguardo alle invenzioni realizzate nell'ambito di un rapporto di lavoro e/o impiego, come già esaminato in precedenza, va ricordato che:

• i diritti di sfruttamento del brevetto e l’inerente titolarità vengono attribuiti al datore di lavoro (con l’eccezione del ricercatore operante in ambito pubblico);

• il diritto morale di essere riconosciuto autore dell'invenzione spetta sempre all'inventore, oltre all’attribuzione di un equo premio nei casi previsti.

Le persone residenti in Italia possono depositare le proprie domande direttamente all’estero, solo previa una specifica autorizzazione del Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato. Colui che presenta la domanda si presume titolare del diritto al brevetto. Se la domanda è presentata da un soggetto diverso dall’avente diritto, quest’ultimo può, attraverso un’azione giudiziaria, ottenere: a) che la domanda illegittima venga rigettata; b) che la domanda di brevetto sia intestata a suo nome; c) depositare un’identica domanda di brevetto intestata a suo nome, i cui effetti decorrono dalla data di deposito della precedente.