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ISCRIZIONE IN BILANCIO DI BREVETTI E MARCHI

Sottolineando l’opportunità di iscrivere in bilancio il valore economico dei brevetti e dei marchi, occorre distinguere tra la disciplina civilistica e la disciplina fiscale. Disciplina Civilistica. La disciplina civilistica è contenuta negli artt. 2423, 2423 bis, 2424 lett. B) n. 3 e 4, art.2425 lett. B) n. 10 e art.2426 n 2 e 3 del codice civile. Il quadro normativo di riferimento chiarisce inizialmente i principi base di redazione del bilancio (Art.2423 c.c.) e i criteri di valutazione da utilizzare nella stima delle sue poste (2423 bis C.c.). Il principio generale relativo alla redazione del bilancio è che questo sia compilato in modo chiaro.

Per tale ragione, a seguito del recepimento della IV Direttiva C.E. in tema di bilanci d’esercizio, è stato adottato, in via uniforme, per la presentazione del documento, il cd. “Prospetto redatto con il Metodo Scalare”.

Il principio generale della valutazione delle poste di bilancio (una delle poste da valutare è quella relativa alla proprietà industriale) è quello della prudenza. Secondo tale criterio le poste devono essere iscritte al minor valore tra quelli derivanti dall’applicazione dei criteri valutativi. I valori di bilancio riguardanti i beni di proprietà industriale devono essere iscritti nella sezione “Attivo dello Stato Patrimoniale” tra le Immobilizzazioni Immateriali alle voci “diritti di brevetto industriale e diritti di utilizzazione delle opere dell’ingegno” e “concessioni, licenze, marchi ed altri diritti simili” (art.2424 lett. B).

Il Codice Civile all’articolo 2426 indica che le immobilizzazioni immateriali, al pari di quelle materiali, devono essere valutate al costo. Ciò pone molteplici problemi di natura interpretativa in relazione a quale tipo di costo debba essere preso in considerazione nella valutazione dei diritti di brevetto. La dottrina dominante suggerisce di iscrivere in Bilancio tra le Attività dello Stato Patrimoniale un valore derivante dal rapporto tra due distinti criteri di valutazione: criterio del costo storico rivalutato e criterio della royalty attualizzata in modo da ottenere un valore di valutazione prudenziale. Per quanto attiene il valore di Ammortamento che deve essere iscritto nel Conto economico, tra i costi di esercizio, questo deve prudenzialmente derivare dall’effettivo utilizzo che del bene si è fatto, tenendo conto della vita economica del bene stesso (Art.2426 n. 2) C.c.