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LA TUTELA GIUDIZIARIA DI MARCHI E BREVETTI

Anche l’azione giudiziaria a tutela delle privative sui brevetti viene definita “azione di contraffazione”; dove per contraffazione si intende l’uso non autorizzato, da parte di terzi, dell’invenzione brevettata.

Il titolare del brevetto è legittimato attivamente alla proposizione della suindicata azione dinanzi al giudice ordinario. La competenza per territorio spetta al giudice del domicilio del convenuto. Ove quest’ultimo non abbia domicilio (o non lo abbia in Italia), al giudice del domicilio dell’attore. Ove questi non abbia domicilio in Italia, al giudice del foro di Roma.

All’attore (o titolare) è in ogni caso consentito scegliere il foro del luogo in cui si è verificata la fabbricazione, l’uso, la vendita del prodotto coperto da brevetto o l’uso del procedimento brevettato. Dal punto di vista processuale va evidenziato che la legge stabilisce una presunzione di validità per il brevetto, e dunque solleva il titolare, che agisce per contraffazione, dall’onere di provare tale validità.

Viene spesso criticata in dottrina (non essendo state previste sanzioni penali, in caso di inosservanza) la regola che permette al giudice di ordinare al contraffattore di “fornire gli elementi per l’identificazione dei soggetti implicati…” nell’attività di contraffazione. Copia dell’atto di citazione, in materia di brevetti, deve essere comunicata, a cura dell’attore, all’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi. Come abbiamo visto il titolare della domanda di brevetto può avviare il giudizio di contraffazione, il quale giudizio deve essere però sospeso, fino alla decisione di rilascio del brevetto.