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TIPOLOGIA DEL MARCHIO

“Possono costituire oggetto di registrazione come marchio d’impresa tutti i nuovi segni suscettibili di essere rappresentati graficamente, ... purché siano atti a distinguere i prodotti o servizi di un’impresa da quello di altre imprese...”. Così recita l'art. 16 della legge sui marchi (L.M.).

Si può notare come in questa definizione possano essere riconosciute diverse categorie di marchio:

a) Marchio di fabbrica, il quale individua i prodotti fabbricati dall’imprenditore.

b) Marchio di commercio, il quale individua i prodotti messi in commercio da un intermediario professionale.

c) Marchio di servizio, destinato a contraddistinguere un’attività di prestazioni verso terzi, il quale individua non prodotti, ma servizi offerti al mercato.

Tale distinzione rimane però solo terminologica, non esistendo in pratica alcuna differenza nella normativa di tutela delle diverse tipologie.

d) Marchio di forma o tridimensionale. Fra i segni che possono costituire oggetto di valido marchio, la L.M. annovera la forma del prodotto o della sua confezione. La possibilità di proteggere delle forme, ha modi e requisiti identici a quelli richiesti per le altre tipologie di marchio. Pertanto, non sarebbe brevettabile, ad esempio, come marchio una forma di contenitore per aranciate riproducente un’arancia, perché descrittivo del prodotto, e dunque privo di capacità distintiva. Va inoltre evidenziato che “una forma può essere validamente registrata come marchio nel solo caso in cui essa sia inconsueta, arbitraria, di mera fantasia (o meglio gratuita, capricciosa), ed ad essa siano del tutto estranei dei compiti estetici o funzionali, o comunque di utilità particolare”. Ne consegue l’esclusione dalla registrabilità di un marchio di forma che presenti un valore funzionale o ornamentale, anche se allo stesso tempo sia riscontrabile un valore distintivo in merito alla provenienza del prodotto. Difatti, possibili caratteri funzionali o di utilità farebbero ricadere il marchio sotto la differente tipologia dell'invenzione o del modello di utilità o ancora del disegno o modello.

A tal proposito la bottiglia troncoconica dell'aperitivo Campari Soda, come pure la bottiglia della Coca Cola, è stata ritenuta registrabile, in quanto si è ritenuto che la sua forma fosse strettamente connessa ai criteri menzionati di arbitrarietà o fantasia, piuttosto che a funzioni di ornamento o di utilità.

e) Marchio collettivo. I marchi collettivi non vanno confusi con i cosiddetti marchi individuali.

Mentre questi sono destinati a collegare un prodotto od un servizio ad una determinata impresa, i marchi collettivi svolgono una funzione di garanzia, in quanto assicurano che il prodotto o il servizio contrassegnato presenti:

• una determinata origine, che sia rilevante per la qualità del prodotto;

• una determinata natura, intesa come l'insieme di caratteristiche che un prodotto deve avere in base alle materie prime utilizzate;

• una particolare qualità, come indicata nel regolamento d’uso. I marchi collettivi possono essere registrati dai soggetti (spesso si tratta di consorzi di tutela), che svolgono la funzione di garanti della provenienza o della qualità dei prodotti. I garanti, però, non devono compiere attività d’impresa in proprio, contrassegnando, cioè, propri prodotti o servizi. I titolari dei marchi collettivi hanno la facoltà di concedere in uso ad imprenditori diversi i segni distintivi in oggetto.

I regolamenti concernenti l’uso dei marchi collettivi, che devono prevedere norme di controllo della qualità e le relative sanzioni, devono essere necessariamente allegati alla domanda di registrazione ed ogni eventuale modifica dev’essere comunicata all’Ufficio Italiano Brevetti (UIBM). E’ importante segnalare la sanzione della decadenza del marchio collettivo in caso di un uso ingannevole, dovuto alla mancanza degli opportuni controlli previsti nel regolamento d’uso. Un marchio collettivo può consistere anche di segni o indicazioni che nel commercio possano servire per designare la provenienza geografica dei prodotti e servizi.

L’UIBM può rifiutare, con provvedimento motivato, la registrazione quando i marchi richiesti possano creare situazioni di ingiustificato privilegio. Anche per i marchi collettivi esiste la possibilità di utilizzare le medesime formule legali previste per il marchio “individuale” per la protezione in Europa: deposito di una domanda di marchio collettivo internazionale; deposito di una domanda di marchio collettivo comunitario.

f) Denominazioni d’origine. Non devono essere confuse con il marchio collettivo, poiché la loro tutelabilità non dipende dalla registrazione, ma dall’emanazione di una specifica legge, che definisce tutte le caratteristiche qualitative che i relativi prodotti devono possedere. Ancora differenti dalle denominazioni di origine sono le indicazioni di provenienza in cui, per definizione, l’indicazione geografica è utilizzata per segnalare il luogo di origine del prodotto, normalmente legato a caratteristiche qualitative particolari.

La differenza tra quest’istituto e quello sopra descritto è molto sottile, pertanto, si ritiene che, in mancanza di un atto legislativo o amministrativo, che definisca una località come denominazione d’origine, si è senz’altro in presenza di un’indicazione di provenienza.