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REQUISITI DI VALIDITÀ

La legge sui marchi (L.M.) indica agli articoli 16,17 e 18 i requisiti che consentono il godimento delle privative di marchio: novità, liceità, verità e capacità distintiva.

 

Novità

L’art.16 L.M. stabilisce che non possono essere oggetto di brevettazione per marchio le diciture, denominazioni e rappresentazioni grafiche o di forma già note all’interno del mercato per prodotti o servizi identici o affini.

Il principio appena enunciato, in virtù del quale un segno è suscettibile di registrazione solo “se nuovo”, prevede la nullità del marchio in assenza di tale requisito. Va comunque menzionato a tal riguardo la possibilità di ottenere la convalida di un marchio, successivamente adottato, privo del requisito di novità. Lo scopo dell’istituto della convalida, comune a quello dell’usucapione e della prescrizione, è quello di sanare delle situazioni di fatto, ristabilendo una situazione di diritto, o meglio di certezza del diritto.

In buona sostanza, l’uso quinquennale di un segno distintivo invalido, tollerato dal titolare del marchio anteriore attraverso un comportamento omissivo o di acquiescenza, sana il vizio di nullità su menzionato, precludendo ovviamente la relativa azione di nullità.

E’ importante ricordare che, a differenza dei brevetti, il carattere della novità del marchio non è assoluto: vale a dire che può essere validamente registrato un marchio anche in presenza di un marchio non registrato oppure decaduto.

 

Liceità

Secondo l’art.18 L.M. non possono costituire oggetto di registrazione come marchio i segni contrari alla legge, all'ordine pubblico e al buon costume, oppure costituiti da stemmi o segni protetti da convenzioni internazionali. E’ prevista anche la nullità del marchio nel caso di contrasto sopravvenuto del segno distintivo con la legge, l’ordine pubblico ed il buon costume.

 

Verità

Lo stesso articolo, inoltre, recita che non possono costituire oggetto di valida registrazione i segni distintivi idonei ad ingannare il pubblico, in particolare sulla provenienza geografica, sulla natura o sulla qualità dei prodotti o servizi. L’esclusione dalla brevettabilità dei segni ingannevoli discende dalla valenza semantica dei marchi e dalla loro relazione con i prodotti per i quali è richiesta la registrazione.

Con tale requisito s’intende evitare la registrazione di “parole, figure o segni contenenti indicazioni non veritiere sull’origine o sulla qualità dei prodotti o merci, o comunque atti a trarre in inganno nella scelta di questi ultimi (per esempio Scotchdrink per bevande prodotte in Italia con whisky scozzese e soda).

 

Capacità distintiva

L’art.16 L.M. dispone che possono costituire oggetto di registrazione come marchio d’impresa tutti i nuovi segni purché siano atti a distinguere i prodotti o i servizi. In buona sostanza, il marchio, oltre che non confondibile con altri segni distintivi preesistenti, deve possedere una certa capacità distintiva. Questo principio esclude dalla registrabilità:

• i segni divenuti di uso comune nel linguaggio corrente o negli usi costanti del commercio;

• i segni costituiti esclusivamente dalle denominazioni generiche di prodotti o servizi o da indicazioni descrittive che ad essi si riferiscono.

Il marchio, quindi, deve possedere anche una certa capacità distintiva e cioè, non deve consistere in una parola, figura o segno di uso generale, una denominazione generica, un’indicazione meramente descrittiva. Non dovrà trattarsi di vocaboli che costituiscano il nome generico di un determinato tipo di prodotto o che si configurano come la descrizione dell’individualità o qualità dello stesso.

Ne consegue che ciascun marchio, nella propria realtà commerciale, può essere dotato di una maggiore (marchio forte) o minore (marchio debole) capacità distintiva, a seconda dell'originalità della propria composizione grafica o letterale.