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LE SANZIONI

Ritornando all’azione di contraffazione, dobbiamo introdurre le principali sanzioni, previste dalla legge, in caso di accertamento della lesione delle privative del titolare: l’inibitoria ed il risarcimento del danno (oltre ovviamente alla distruzione “delle parole, figure o segni con i quali tale contraffazione o lesione è stata commessa”, del prodotto, dei mezzi necessari per l’inerente
produzione, la pubblicazione sui giornali della sentenza o dispositivo).
a) L’inibitoria, la quale non prende in considerazione il dolo o la colpa del contraffattore, consiste nell’ordine di cessare (o non riprendere, qualora interrotto) il comportamento lesivo degli altrui diritti; l’inosservanza di tale provvedimento è ulteriormente sanzionato dal codice penale e dall’eventuale fissazione di una “somma dovuta per ogni violazione o inosservanza futura”
f) Il risarcimento dei danni è, invece, subordinato alla presenza della colpa o del dolo, presenza che dovrebbe essere appunto provata dall’attore, nonostante la mediazione della presunzione di colpa generalmente ammessa, e scaturente dal regime di pubblicità dei marchi registrati.Difficile da individuare è invece il danno derivante dalla contraffazione: in caso di diretta concorrenza con i prodotti del contraffattore esso dovrebbe consistere, secondo l’orientamento prevalente, nel mancato utile del titolare per le mancate vendite, riscontrabile sulla base dell’utile realizzato dal contraffattore (verificabile dalle scritture contabili), o secondo una cifra equivalente ad un canone di licenza (royalty).
Più ardua diviene l’applicazione di tali principi nel caso di prodotti affini e proprio in virtù di tali difficoltà la legge marchi prevede la possibilità di una liquidazione del danno in via equitativa.
Come accennato, sanzioni accessorie possono essere:
c) ordine di distruzione, solo per marchi registrati e può applicarsi anche a beni di terzi;
d) pubblicazione della sentenza;
e) condanna in futuro, possibile solo per i marchi registrati. Si tratta di una somma dovuta dal soccombente per ogni successiva ripetizione dell'illecito o per ogni ritardo nella cessazione dell'attività illecita.
Il giudice penale, a sua volta, può applicare le disposizioni del codice penale.